Destinatario sconosciuto

Dal romanzo di Kressman Taylor uno scambio di lettere, un viaggio alle radici dell'odio, una storia esemplare e memorabile scritta nel 1938.

Si può uccidere una persona mandandogli delle lettere? Se qualcuno avesse dei dubbi venga ad assistere a questa lettura\spettacolo. Si renderà conto che: “Ne uccide più la penna che la spada”. Attraverso la corrispondenza fra due amici per la pelle si consuma un atroce, lenta, meditata vendetta. Max e Martin sono legati da profonda amicizia. Persone intelligenti e raffinate sono anche soci in affari. Gestiscono a San Francisco una galleria d’arte e hanno accumulato una buona fortuna. Max è di origini ebree, scapolo e malinconico, piuttosto apprensivo nei confronti della sorella Griselle che fa l’attrice in Europa. Martin è tedesco, sposato, brillante, smaliziato e disinvolto uomo di mondo. Dopo una relazione extraconiugale con la sorella di Max, Martin decide di tornare a Monaco in Germania. La loro amicizia sembra però inossidabile, al punto da instaurare una puntuale corrispondenza Martin anche in Germania fa valere le sue capacità di brillante uomo d’affari e di spericolato arrampicatore. Ha una carriera folgorante grazie alle nuove amicizie coltivate nell’ambiente nazista. L’adesione al nazismo, seppur solo per apparenti motivi d’affari, creerà una prima desolata incrinatura tra le righe delle lettere pur non compromettendo l’antica amicizia. Griselle, in tournee in Germania e inseguita dalle SS, cercherà rifugio da Martin che invece lascerà cinicamente al suo destino di morte la sua ex amante e sorella del prediletto amico. Sarà la svolta, il fatto che darà il via al ribaltamento dei ruoli. Dalle lettere fra Martin e Max emergono, come in una radiografia, la decadenza, l’uso lucido e disinvolto delle relazioni umane. Ogni lettera è un piano inclinato che fa scivolare l’amicizia nell’ansia, la perdita di stima nell’odio, l’astio nella programmazione sottile, contemplata, della feroce vendetta. Con l’ultima lettera non si riconoscerà più la vittima dal carnefice. Mentre il contemplativo, e vagamente malinconico, Max si trasformerà in terribile persecutore, il caro Martin supplicherà fino all’ultimo l’interruzione della corrispondenza. Attraverso lo stillicidio di lettere e parole equivoche Max, anche se apparentemente avvolgente e rassicurante, lascerà il compito della soluzione finale proprio ai suoi carnefici.