I difficili passi dell'amore

Estratto del video dello spettacolo ispirato da I promessi sposi di A. Manzoni di G. Putzolu,
Rosa Maria Messina, Filippo Donadoni, Riccardo Colombini, Giorgio Putzolu.

La straordinaria contemporaneità de I promessi sposi è ancora oggi eccezionale. La geniale ricerca narrativa che ha portato Manzoni a raccontare, attraverso una struggente storia d'amore, l'Italia del tempo, per molti aspetti non molto diversa nel profondo dell'anima popolare, ma anche nelle figure intermedie e di vertice nel panorama sociale, da quella di oggi per virtù e limiti. È un romanzo straordinario che supera e resiste al tempo, come tutti i capolavori del resto. Osserva la società ed indaga sui suoi limiti, umani e sociali, si interroga sul rapporto con la giustizia sociale, non solo penale, con la spiritualità e la sua pratica, sulle responsabilità, anche morali, di chi ha posizioni di prestigio e di comando nelle società, ma anche dei suoi cittadini che rispondono alla complessità in modo semplice.



Il progetto si propone una rilettura teatrale accurata. Per la messa in scena abbiamo scelto i personaggi simbolo, compiendo anche una scelta narrativa e artistica che ci permetta di approfondire i punti di vista di chi, secondo noi, ancora oggi, rappresenta simbolicamente la nostra contemporaneità. È attraverso questi personaggi che potremmo capire meglio la contemporaneità, soprattutto umana, del nostro paese, della sua storia, così complessa e ben poco monolitica. Attraverso gli sguardi, le ragioni e i torti, dei vari personaggi possiamo riconoscere il totale, come se i personaggi non fossero altro che le tessere di un putzle che, una volta posizionate, sono in grado di darci l'insieme del disegno emotivo, culturale e politico della nostra società. Gli sguardi e i caratteri dei personaggi sono ancora vivi oggi, certo, vivono in altri corpi e altri nomi, ma a ben osservarli e leggerli riconosciamo perfettamente quel modo i pensare, di agire, di concepire la vita e lo Stato. I Bravi in nuce, non sono altro che dei bulli. lentamente scivolano da una dimensione di disagio individuale ad una organizzazione del male più grande, finendo così alle dipendenze di un clan che li usa per fini a loro ignoti.

È straordinaria la descizione che il Manzoni fa della struttura gerarchico-malavitosa che va dallo scalino più basso del bullismo per arrivare al vertice incarnato dall'innominato. Interessanti anche gli accostamenti fra due pensieri interni all'agire cristiano, Fra Cristoforo e Don Abbondio, sono ancora oggi la rappresentazione di una chiesa che cerca se stessa, il coraggio, la difficoltà, la contraddizione di una visione spirituale che si trasformi in una pratica di vita certamente non facile. E che dire della straordinaria descrizione della Monaca di Monza. Una bambina a cui i genitori assegnano, già durante la gravidanza, le loro aspirazioni! La bambina si ribella, ha carattere. Non è la violenza che piega la bambina ai desideri dei genitori, è il ricatto affettivo, la leva che piega definitivamente la bambina a quel destino odiato. Manzoni introduce, certo con gli strumenti di allora, il principio del bambino come soggetto, vita da non manipolare, il problema dell'autodeterminazione della donna, i guasti che producono un'educazione violenta e coercitiva. Attraverso la messa in scena di questo spettacolo vogliamo fare un viaggio nella complessa costruzione dell'amore tra ragazzi, un viaggio nella costruzione di un sistema di relazioni che non riguarda solo noi, un viaggio importante nella nostra difficoltà a leggere il mondo, capirlo, starci dentro e tenerlo tutto assieme...

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