Zorba il gatto

Liberamente tratto da Storia di una gabbianella e del gatto che le insegnò a volare di Luis Sepùlveda;
drammaturgia e regia di Giorgio Putzolu con Giorgio Putzolu e Rosa Maria Messina; costumi Castellano Francesca.

In un volo di caccia uno stormo di gabbiani avvista un banco di sardine. Subito si tuffa in mare, ma proprio in quel tratto c’è una spessa chiazza di petrolio che imprigiona gli uccelli: solo una gabbiana riesce a salvarsi e ad approdare al porto. Qui, ormai sfinita e in fin di vita, la gabbiana superstite affida ad un gatto – Zorba – l’unico uovo che permetterà alla sua specie di sopravvivere. Il gatto, affamato, si trova a questo punto in una situazione paradossale ed incredibile: rinunciare a sfamarsi e tradire il proprio istinto per consentire la continuazione della specie dei gabbiani, e, forse, anche della sua. Prima di morire, la gabbiana riuscirà a farsi promettere da Zorba di covare l’uovo, di allevare la gabbianella che nascerà e, infine, di insegnarle a volare, a tornare al suo cielo. Una promessa che rappresenta un compito quasi impossibile: non solo perché spingerà Zorba contro la propria natura, ma anche perché gli farà sentire, per la prima volta, la sua totale inadeguatezza nei confronti di tutto ciò che è nuovo, esponendolo per di più al rischio del ridicolo nei confronti degli altri gatti della banda del porto… Ma Zorba riuscirà a vincere il proprio istinto primordiale e a diventare adulto e consapevole.



Lo spettacolo nasce dal fascino della lettura di Storia di una gabbianella e del gatto che le insegnò a volare, di Luis Sepùlveda: un romanzo per tutte le età, che è già possibile considerare un “classico moderno”. Nel solco della miglior tradizione letteraria per l’infanzia, gli animali del racconto divengono metafora dell’uomo – dei suoi atteggiamenti e stereotipi – in una vicenda di grande attualità, che obbliga i personaggi a riconsiderare la propria natura e il proprio ruolo nella società e sulla scena della vita: una necessità cui molti si sottraggono, forse per paura, forse per pigrizia. Così il gatto e la gabbianella si ritrovano di colpo coinvolti in un profondo legame di attaccamento – quasi un imprinting – che oltrepassa i legami di sangue per approdare alla costruzione di un amore più profondo e, paradossalmente, forse più naturale. Così, una storia apparentemente quasi casuale, e con un finale forse scontato già dall’inizio, pone in realtà un interrogativo che ha dell’epocale, nel dilemma che la gabbiana rivolge a Zorba: “Se scompariranno oggi gli uccelli, che cosa mangerete voi e i vostri figli domani?” Una domanda nuova e drammatica per il gatto; una domanda che tuttavia, da qualche tempo abita necessariamente il nostro immaginario, e che non ammette risposte facili e banali e, soprattutto, non concede pigrizie. La risposta, per il bene del nostro futuro e delle generazioni che verranno, va forse cercata con coraggio nelle emozioni e nei sentimenti forti e semplici che però ci complicano la vita… perché non ci chiedono di evitare “gesti forse crudeli ma necessari”, ma solo di “evitare gesti inutili e feroci”.

Il percorso didattico da noi proposto nasce anche da domande che ci sono giunte dai bambini durante gli spettacoli e i laboratori che abbiamo fatto sul tema. L'uomo potrebbe vivere senza la natura, gli animali, il cielo, l'aria pulita... insomma potrebbe vivere da solo? Vi è mai capitato di provare un'emozione quando avete aiutato qualcuno o un vostro amico a fare qualcosa di importante? Che sensazione avete provato quando qualcuno, che non fosse vostra madre o vostro padre, vi ha aiutato a fare qualcosa? Potrebbe essere lo stesso sentimento che ha provato la protagonista della storia? Quanto è importante la parola data o la promessa fatta? Il non mantenimento della promessa può essere considerato un piccolo tradimento? Vi siete mai sentiti diversi dagli altri? E questa sensazione vi ha fatto sentire più forti o più deboli? Secondo voi può esistere il rispetto degli altri senza l'amicizia o l'amore? Queste semplici domande ci sono servite solo per aprire finestre e spunti di riflessione sull'argomento. Abbiamo ascoltato molto, e cercato di intervenire il meno possibile. Ci siamo fatti delle opinioni e, come sempre abbiamo cercato di non cambiare le opinioni anche più distanti dalle nostre che son state anzi motivo di arricchimento sul pensiero del bambino nel mondo.

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